No alla legge bavaglio. 9 luglio: giornata del silenzio della rete

July 9th, 2010

“ARRESTATO UN TIZIO PER UN FATTO CHE HA COMMESSO UN GIORNO”

Se passerà la legge bavaglio è questa la cronaca che sentirete alla radio. Il disegno di legge sulle intercettazioni ci riguarda tutti. Impedisce ai magistrati di lavorare al meglio, attacca il principio di libertà di informazione sancito dalla costituzione. Libera Radio e Città del Capo Radio Metropolitana (l’emittente bolognese al cui interno lavora LR-Voci contro le mafie) hanno un motivo in più per scioperare.

Il governo Berlusconi ha tagliato le provvidenze per l’editoria colpendo le radio e le televisioni locali che fanno informazione. Città del Capo-Popolare Network aderisce allo sciopero indetto dalla Fnsi. Lettera 22Articolo 21 e Reporter senza Rete hanno invitato al silenzio il mondo della rete. I programmi sono sospesi per tutta la giornata, così come gli aggiornamenti del sito.

Pubblicato il 09.07.2010

Avamposto

June 4th, 2010

Una professione tanto in vista quanto dimenticata   quella dei giornalisti che subiscono minacce e intimidazioni mafiose per il loro mestiere. Questo libro scritto a quattro mani da due giornalisti Roberto Rossi e Roberta Mani racconta le storie dei giornalisti calabresi che ogni giorno scrivono con grande professionalità della loro realtà e – in una terra dove a comandare è la ‘ndrangheta – questo basta per essere in pericolo.

Ascolta l’intervista agli autori

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Massimo Ciancimino ha presentato a Bologna “Don Vito

May 22nd, 2010

“Ho percepito per la prima volta di essere sulla strada giusta quando 54 parlamentari del Pdl hanno chiesto il mio arresto”. A dirlo è stato Massimo Ciancimino, durante la presentazione a Bologna del suo libro “Don Vito“, scritto col giornalista Francesco La Licata, che ricostruisce alcune vicende legate al ruolo del padre, l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, nella presunta trattativa tra Stato e mafia nei primi anni Novanta, l’epoca delle stragi che culminò negli attentati di Capaci e di via d’Amelio.

Ciancimino ha preso spunto dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che sembrerebbero confermare la sua versione di una presenza dei servizi segreti nelle stragi a Falcone e Borsellino.

Ascolta l’intervista di Ciancimino ai microfoni di Città del Capo Radio Metropolitana e di Libera Radio

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Attacco informatico a Libera Informazione: gli hacker cancellano articolo su Berlusconi

April 22nd, 2010

Nel giro di pochi giorni si sono ripetuti tentativi di intimidazione nei confronti di Articolo 21 e di Libera Informazione. Dopo l’incursione notturna di ignoti nella sede di Articolo 21, con il furto di 7 computer, gli hackers sono entrati nel sistema informatico di quel sito distruggendo un articolo di Roberto Morrione sugli attacchi che il Presidente del Consiglio ha mosso contro le fiction televisive e i libri sulla mafia, con riferimento a Gomorra e a Roberto Saviano.

Ieri l’aggressione informatica ha colpito il sito di Libera Informazione, avendo ancora di mira esclusivamente quell’editoriale. Al di là della gravità del reato, sorge spontanea la domanda su chi e perché non vuole che si esprima liberamente un’opinione critica su una posizione di Berlusconi che sta suscitando forti reazioni e sdegno nella società civile, fra i famigliari delle vittime di mafia, nel mondo dell’editoria e della comunicazione.

Su questa sconcertante e violenta aggressione Libera Informazione, come già Articolo 21, ha inoltrato denuncia alla polizia, chiedendo con fermezza che sia fatta piena luce sugli autori e che sia garantita in condizioni di sicurezza la libertà di stampa. Una cosa comunque è certa: noi non ci facciamo intimidire e proseguiremo con tutte le nostre forze e a testa alta nell’impegno per la legalità, contro le mafie, di denuncia delle complicità che a ogni livello ne consentono l’espansione.

La Fondazione Libera Informazione

Questo è il testo dell’articolo attaccato dagli hacker

Ascolta l’intervista a Roberto Morrione

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Quarant’anni fa la prima radio libera italiana: Danilo Dolci e Radio Libera Partinico

April 14th, 2010

Il 25 marzo 1970 è una data che segna un punto di non ritorno nella storia dell’informazione italiana: quel giorno intorno alle 19.00 circa, per la prima volta, il segnale radiofonico di “Radio Libera Partinico“, con l’Sos lanciato agli uomini di tutto il mondo da Danilo Dolci, rompe il monopolio di Stato sulle trasmissioni via etere, con un drammatico messaggio di denuncia. A distanza di due anni dal terremoto del 1968, non una sola casa era stata ricostruita; il dominio mafioso e clientelare aveva attinto a piene mani dai soldi destinati alla ricostruzione della valle del Belice.

Insieme a Pino Lombardo e Franco Alasia, per 27 ore prima di essere chiusa Danilo Dolci e Radio Libera Partinico irradiano “la voce dei poveri cristi” e il 25 e il 26 marzo 1970 lanciano appelli, riportano cifre, trasmettono interviste con la popolazione denunciando una situazione insostenibile di sofferenze. Con l’esultanza e la combattività di una radio clandestina e di resistenza.

Ascolta il radiodocumentario di Libera Radio su Radio Libera Partinico, con i documenti sonori originali di Danilo Dolci e le interviste a Pino Lombardo e Amico Dolci, figlio di Danilo.

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Il 25 marzo 1970 è una data che segna un punto di non ritorno nella storia dell’informazione italiana: quel giorno intorno alle 19.00 circa, per la prima volta, il segnale radiofonico di “Radio Libera Partinico”, con l’Sos lanciato agli uomini di tutto il mondo da Danilo Dolci, rompe il monopolio di Stato sulle trasmissioni via etere, con un drammatico messaggio di denuncia. A distanza di due anni dal terremoto del 1968, non una sola casa era stata ricostruita; il dominio mafioso e clientelare aveva attinto a piene mani dai soldi destinati alla ricostruzione della valle del Belìce.

Insieme a Pino Lombardo e Franco Alasia, per 27 ore prima di essere chiusa Danilo Dolci e Radio Libera Partinico irradiano “la voce dei poveri cristi” e il 25 e il 26 marzo 1970 lanciano appelli, riportano cifre, trasmettono interviste con la popolazione denunciando una situazione insostenibile di sofferenze. Con l’esultanza e la combattività di una radio clandestina e di resistenza

Riti sacri e ‘ndrangheta: cosa è successo a Sant’Onofrio?

April 7th, 2010

Questa è una storia di riti sacri e ‘ndrangheta, di rappresentazioni religiose e mafie. Il luogo in cui si svolge la storia è Sant’Onofrio, vicino a Vibo Valentia, comune calabrese sciolto nel 2009 per infiltrazioni mafiose.
Quest’anno a Sant’Onofrio nella domenica di Pasqua  non c’è stata la tradizionale processione dell’Affruntata, un’antica rappresentazione dell’incontro tra la Madonna e il Cristo risorto, un incontro mediato da San Giovanni.
E’ una processione le cui radici potrebbero risalire alla liturgia greco-bizantina. E’ un rito a cui hanno sempre partecipato con un ruolo da protagonisti gli uomini affiliati alla ‘ndrangheta, in particolare nel ruolo dei figuranti, cioè coloro che trasportano le figure sacre per le vie del paese.
Due anni fa l’Arcidiocesi di Mileto, guidata dal vescovo Luigi Renzo, ha deciso di abolire l’asta tradizionale per assegnare il ruolo dei figuranti. I vincitori erano sempre gli stessi, uomini legati alle famiglie che controllano il territorio. E il momento dell’apertura delle buste con l’offerta era diventato simile all’assegnazione di un appalto.
Così, la decisione di passare al sorteggio, che quest’anno ha nominato figuranti dei perfetti sconosciuti.
C’è però chi non ha gradito questa scelta. Nella notte tra venerdì e sabato qualcuno ha sparato dei colpi di pistola contro l’abitazione del priore della Confraternita del Santissimo Rosario, che presiede all’organizzazione dell’Affruntata. Il suo nome è Michele Virdò. E ha deciso che lui all’Affruntata non ci sarebbe stato. E così la
processione è stata annullata. Forse rinviata.
Secondo il pentito Rosario Michienzi, originario di Sant’Onofrio, gli affiliati alla ‘ndrangheta che vengono battezzati durante l’anno dovranno fare la loro apparizione pubblica proprio nella festa dell’Affruntata , portando sulle spalle la statua di San Giovanni, simbolo di forza e potere.
Che significato ha, nella simbologia delle mafie, la partecipazione a questi riti collettivi? Che cosa è accaduto a Sant’Onofrio? Stamattina, Città del Capo Radio Metropolitana e Libera Radio hanno dedicato un approfondimento su questi temi e sulla cronaca dei giorni scorsi. Ai nostri microfoni Francesco Forgione,  docente di Storia e sociologia delle organizzazioni criminali dell’Università dell’Aquila  (e già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Il suo ultimo libro, ‘Ndrangheta, boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo, è stato pubblicato nel 2008 da Baldini Castoldi Dalai), don Pino De Masi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, e Vincenzo Ceruso, studioso di criminalità mafiosa, cattolico impegnato nel volontariato a Palermo, autore di Le sagrestie di Cosa Nostra, pubblicato nel 2007 da Newton Compton) che indaga sulla complessità del rapporto tra Chiesa e mafie.

Ascolta la puntata

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Lettera di protesta per i silenzi del Tg1

March 21st, 2010

Questo è il testo della lettera di protesta di Roberto Morrione, Presidente della Fondazione Libera Informazione e Direttore responsabile di Libera Radio per il silenzio della principale testata di informazione del servizio televisivo pubblico rispetto alla manifestazione di ieri a Milano organizzata da Libera e Avviso Pubblico.

Al Presidente della Rai Paolo Garimberti

Al Consiglio di Amministrazione della Rai

E per conoscenza alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana

All’Usigrai

Al Comitato di redazione del Tg 1

La Fondazione Libera Informazione denuncia fermamente il modo vergognoso in cui il Tg 1, principale giornale televisivo del Servizio Pubblico, ha trattato la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie che si è svolta a Milano il 20 marzo su iniziativa di Libera e di Avviso Pubblico.

Nell’edizione delle 13:30 il Tg 1 ha ignorato l’evento, mentre in quella delle 20:00 vi ha dedicato una notiziola di meno di trenta secondi, coperta da generiche immagini, in coda al notiziario e addirittura dopo la notizia dell’estrazione del lotto.

Si è ignorato così in modo offensivo e grottesco un grande corteo di 150.000 persone (cifre riportate dalla stampa di opinione come il Corriere della Sera e La Stampa) che si è svolto nel cuore di Milano riempiendo piazza Duomo, in ricordo delle Vittime delle mafie, presenti centinaia di familiari, per denunciare l’avanzata degli interessi criminali che mettono in pericolo la democrazia.

Il Tg 1 è venuto meno al fondamentale dovere di rappresentare la realtà nella completezza dell’informazione e al ruolo della Rai come Servizio Pubblico finanziato da tutti i cittadini.

Roberto Morrione

Presidente della Fondazione Libera Informazione

Milano, 20 marzo 2010: XV Giornata della memoria e dell’impegno

March 19th, 2010

Il 20 Marzo, come ogni anno nel primo giorno di Primavera, Libera si stringerà  ai familiari delle vittime delle mafie, con una manifestazione che percorrerà il cuore di Milano fino a Piazza del Duomo, dove riecheggeranno i nomi dei tanti che hanno perso la vita per difendere lo Stato, i diritti, la libertà di tutti. Un evento che assume significati al di là degli essenziali valori di memoria e di impegno civile per la legalità. La scelta di Milano, città difficile e complessa, non solo dal lato organizzativo, è stata determinata da varie ragioni, che si riassumono tuttavia in una centrale:  denunciare all’Italia e al mondo la dimensione finanziaria che pervade l’avanzata degli interessi criminali dovunque ci sia ricchezza, sviluppo d’impresa, circolazione di capitali. Più di tutte le regioni del centro-nord, dove  la presenza di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra si è ormai radicata riciclandosi nell’economia legale, Milano rappresenta per le mafie la punta più alta di questa concentrazione di interessi e opportunità, fino a far dire a esperti magistrati calabresi che la ‘ndrangheta ha oggi due capitali, una nella regione d’origine, l’altra nel capoluogo lombardo“.
Tratto da “Legami di legalità e di responsabilità“, di Roberto Morrione, Libera Informazione

A partire dalle 9,30 e fino alle 10,30, diretta radiofonica dalla manifestazione. Ascoltala in streaming e sulle frequenze di Città del Capo-Radio Metropolitana

Blitz anticasalesi a Modena, 23 arresti

March 18th, 2010

Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna ha portato all’arresto di 23 persone. Secondo l’accusa sono affiliati o fiancheggiatori del clan dei Casalesi autori di estorsioni nella provincia di Modena.

Le indagini sono durate 18 mesi, hanno messo in luce come l’arrivo nell’area modenese di imprenditori edili dalla Campania abbia comportato anche il radicarsi negli stessi luoghi di persone legate alla camorra. Alcuni di loro individuavano Modena e la sua provincia come luoghi dove trascorrere periodi di soggiorno obbligato e “stabilire insediamenti criminali” in contatto diretto con boss dei Casalesi, quali Francesco Schiavone detto Sandokan, i fratelli De Falco, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto e mezzanotte.

Roberto Alfonso, Procuratore Generale della Repubblica di Bologna, ha sottolineato il pericolo di radicamento nel territorio emiliano del clan dei Casalesi.

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L’operazione chiamata San Cipriano ha messo in luce come gli imprenditori sottoposti ad estorsioni fossero scelti tutti tra i piccoli imprenditori edili originari della provincia di Caserta o comunque del Sud Italia, abituati – secondo gli investigatori – a “interagire con determinate realtà delinquenziali” e a subire in silenzio, senza denunciare i ricatti. Il legame tra vittime e estorsori è descritto come “stato di permanente soggezione psicologica …  tale da indurle ad accettare con remissività il confronto, spesso anche connotato da particolare violenza, accettandone consapevolmente e quasi con fatalità le conseguenze”.

Al vertice dell’organizzazione sgominata ci sarebbe Alfonso Perrone, detto Alfonso o’ pazzo, in stretti rapporti con Michele Zagaria, latitante da oltre 15 anni. Questa la dichiarazione di Amedeo Pazzanese, capo della Squadra Mobile di Modena.

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L’inchiesta, condotta dal Gruppo di investigazione sulla Criminalità Organizzata (Gico) della polizia Tributaria e dalla squadra mobile di Modena, sta portando anche al sequestro del patrimonio accumulato dagli indagati attraverso l’attività di estorsione. Il Gico di Bologna sta procedendo al sequestro di 35 immobili, 23 tra auto e moto e 5 partecipazioni societarie, per un ammontare complessivo di almeno 6 milioni di euro.
L’operazione, partita alle prime luci dell’alba, ha impegnato 200 militari della Guardia di Finanza e unità cinofile, ed ha interessato le province di Modena, Mantova, Napoli e Caserta.

Il Procuratore Alfonso ha lanciato anche un appello alle vittime di estorsione.

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Latitante della camorra arrestato a Bologna

March 12th, 2010

Mercoledì sera, gli agenti della Squadra mobile di Frosinone e di Bologna hanno arrestato alla periferia della città Ciro Russo, ritenuto un esponente del clan Licciardi affiliato alla Nuova Allenza di Secondigliano. L’uomo, da tempo latitante e rifugiato in un paese dell’Est europeo per sfuggire a una condanna a 15 anni di reclusione, è ritenuto un elemento di spicco nel traffico internazionale di stupefacenti. Russo, che è stato arrestato nella sala Bingo di via dell’Arcoveggio, secondo gli inquirenti è stato costretto a rientrare in Italia e stava cercando appoggi logistici a Bologna.